La ricostruzione avvenuta nel secondo dopo guerra grazie alle donne, è simile a quella che possiamo mettere in campo oggi. Hanno saputo essere attive sia sostituendo i mariti e prendendone i posti di lavoro, sia come angeli del focolare, sia come vere soldatesse, facendosi carico di atroci sofferenze per dare voce a noi oggi.
Le donne durante la resistenza contro il nazi-fascismo- un’ideologia dittatoriale che le donne avvertivano più degli uomini, per il gap di genere -, hanno avuto un ruolo fondamentale di aiuto e supporto ai fuggiaschi, nascondendoli e prendendosene cura, rischiando la vita. Spesso molti hanno confuso questo ruolo di cura con le qualità della “maternità”, ma in realtà anche quella era un’azione politica e rischiosa.
Oggi sembrerebbe che non sia più il tempo della lotta e delle grandi resistenze perché ormai abbiamo leggi a favore della pari dignità morale e legislativa tra uomo e donna, a favore della conciliazione vita lavoro ecc. In realtà, se la cultura non riconosce la donna e tende a schiacciarla nella stessa spirale involutiva del passato, spinge la donna ad aumentare la pressione del conflitto di genere privato, anche a livello sociale. E le condizioni di assenza di reale parità non potranno consentire alla donna di restare in silenzio.
Nel romanzo Lo Sparo di Natalia Ginzburg, l’autrice scrive una lettera diretta a Alba De Cespedes (dirigente della rivista il Mercurio) parlandole del “problema delle donne” che altro non è che l’abitudine a cadere in un “pozzo”, quel luogo di grande malinconia e di buio che la condizione di donna, con gli affanni e le fragilità che la cura degli affetti le comportano e sostiene che invece la donna dovrebbe lottare per la sua libertà e difendersi dalla tendenza a cadere nel “pozzo”. A questa lettera Alba De Cespedes, risponde che proprio grazie a questo “pozzo” la donna riesce a rinascere e a ricomporre sé stessa, uscendone più forte o “armata”. Si delineano due tipi di femminismo, uno di tipo egualitario, in cui si ritiene che la donna debba essere come l’uomo che non cade mai nel pozzo o che ne esce armata e l’altro che ritiene che grazie alla femminilità, alla vulnerabilità, a quel “pozzo”, la donna può essere diversa dall’uomo e contribuire con doti differenti allo sviluppo dell’umanità.
Come? Attraverso la vocazione alla BELLEZZA.

La bellezza è ciò che manifesta la verità (C. Lubich, 1948) e la donna facendo leva sul valore dell’autenticità e della relazionalità può sviluppare ed essere d’esempio per una Leadership della bellezza e della VULNERABILITA’. Una vulnerabilità che non è fragilità o debolezza, ma consapevolezza di sé, riconoscimento e accoglienza del limite, dell’errore, della perfettibilità e della caducità della vita. In tal modo la donna diventa esempio di resilienza. Mentre, al contrario, la rigidità presenta un punto di rottura, mostrando il paradosso teorico e pratico, secondo cui ciò che si mostra forte (rigido/inflessibile), è debole e, ciò che è debole (flessibile/vulnerabile) è al contrario forte.
Mantenendo in campo la vulnerabilità come elemento di forza -oltre gli stereotipi-, la donna OFFRE E MOSTRA un nuovo modello di leadership, al femminile ed efficace.
Lo sviluppo di una leadership a femminile autentica e generativa, è un percorso complesso in una società che ha spesso una logica maschilista nel campo dell’economia, del lavoro e della politica, che sovente la costringe a scegliere tra vocazioni forti: generare valore in sé stessa nei diversi ambiti della vita spesso contrapposti e
autoescludenti in una società non inclusiva.

Può farlo attraverso 9 CONSIGLI per una leadership al femminile, autentica: una femminilità nuova, UNA LEADERSHIP GENERATIVA.
- essere aderente a sé stessa (fedeltà alla propria personalità),
- essere connessa con sé stessa e ad alimentare la propria personalità, mettendo a frutto le proprie passioni,
- prendendosi cura di sé e delimitando la propria indole altruistica,
- esercitare l’autodisciplina nel perseguire i propri obiettivi,
- delegare ed evitare i sensi di colpa da “effetto Wonder Woman” o causa “aspettativa sociale” (nei diversi ruoli),
- gestire la spinta al multitasking con una ottimale gestione del tempo,
- valorizzare le competenze trasversali attraverso il coraggio di mettere in gioco sentimenti ed emozioni (ascolto, empatia, intuito, genio, determinazione, dialogo affettivo-emotivo), evitando di corazzarsi contro gli stereotipi e le discriminazioni latenti ed esplicite.
- imparare a fare squadra con le altre donne, crescendo in un modello di successo non competitivo ma cooperativo, riconoscendone il valore della unicità di ogni persona.
- ricordarsi di nutrire la bellezza spirituale: di curare l’alimentazione interiore e la motivazione basata sul piacere più che sul dovere.
La missione della donna è pertanto, rendere straordinario l’ordinario, con l’amore e senza attaccamento al potere, ma gestendolo come Bene comune, per un amore più grande.
Emanuela Megli
Estratto del contributo di Emanuela Megli al libro “Per una Ri-costruzione del Paese post Covid 19. Idee in movimento “[Volume a cura dell’Associazione di Promozione Sociale CREIS – Centro Ricerca per l’Innovazione Sostenibile].
